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JIM DINE IN THE HOUSE OF WORDS

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JIM DINE in THE HOUSE OF WORDS Graffito di Jim Dine nell'ingresso dell'Accademia Nazionale di S.Luca Il critico e gallerista d’arte Daniel Heinrich Kahnweiler scrivendo di Juan Gris disse che “ c’è sempre scrittura quando vi è trasmissione del pensiero tramite segni grafici, oppure tramite segni plastici ” e Jim Dine nella sua casa incide sui muri il suo poema-testamento, chiosando la sua visione del mondo attuale con graffiante realismo. Analizzando meglio la traduzione della parola inglese house egli fa riferimento alla casa come luogo fisico e alla sua struttura, diverso sarebbe stato se avesse parlato di home come luogo degli affetti, della famiglia e del privato. Lo spazio fisico di cui si parla è costruito non solo intorno a lui ma a chiunque viva nel proprio tempo in modo totale ed attivo.  The Flowering Sheets (Poet Singing) 2008-2016 polistirolo, gesso, legno, carboncino courtesy of the Artist and Richard Gray Gallery, Chicago/New York The Floweri...

Jim Dine: I love what I’m doing

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JIM DINE: I love what I'm doing Jim Dine appare come un artista non troppo rivoluzionario ai nostri occhi contemporanei e le sue opere possono essere viste come non troppo originali e scontate. Jim Dine nasce a Cincinnati (Ohio) nel 1935 da commercianti di articoli casalinghi e ventitré anni dopo si trasferisce a New York. Con altri artisti americani guida una rivoluzione artistica che nel 1963 sposterà in modo rilevante la strada dell’arte nel panorama internazionale con tutte le implicazioni che fino a quel momento non erano mai state affrontate: come gli happening, i nuovi realismi, New Dada e la Pop-Art. L’America diventa il centro pulsante dell’arte contemporanea capace di trascinare dietro di sé Londra, Milano, Roma, Venezia, ecc. Ed è proprio a Venezia alla XXXII edizione della Biennale, vinta da Rauschenberg che nel 1964 la Pop Art si presenta con numerose opere al resto del mondo. Insieme a Rauschenberg c'erano Jasper Johns, Jim Dine e Claes Oldenburg.  Non ...